Ci sono giornate in cui lavorare da soli funziona benissimo. Altre in cui basta vedere qualcuno concentrato accanto a noi per ritrovare improvvisamente il ritmo.
È quello che possiamo definire, in modo semplice, “effetto contagio”: quando l’energia, la concentrazione e la produttività delle persone che ci circondano finiscono per influenzare anche il nostro modo di lavorare.
Ed è uno dei motivi per cui il coworking può diventare molto più di una semplice alternativa all’ufficio.
La concentrazione può essere contagiosa
Quando lavoriamo all’interno di uno spazio condiviso, il comportamento delle persone intorno a noi crea una sorta di ritmo collettivo.
Vedere altri professionisti concentrati sui propri obiettivi, impegnati in una call, in una presentazione o nella realizzazione di un progetto può diventare uno stimolo naturale a fare altrettanto.
Non perché qualcuno ci controlli, ma perché l’ambiente stesso ci porta più facilmente nella modalità “lavoro”.
È un meccanismo simile a quello che può verificarsi quando ci si allena insieme ad altre persone: vedere qualcuno impegnarsi aumenta spesso anche la nostra voglia di mantenere il ritmo.
Il coworking crea una routine diversa
Lavorare da casa offre molti vantaggi, ma può anche significare convivere continuamente con distrazioni, pause troppo lunghe o difficoltà nel separare il lavoro dal tempo libero.
Entrare in un coworking cambia immediatamente il contesto.
Ci si prepara, si raggiunge uno spazio dedicato e si entra in un ambiente in cui altre persone stanno facendo esattamente la stessa cosa: lavorare, progettare, organizzare, creare.
Questa semplice routine può aiutare a mantenere maggiore continuità durante la giornata.
L’energia degli altri può diventare anche la tua
L’effetto contagio non riguarda soltanto la produttività.
Lavorare accanto a persone che appartengono a settori differenti significa essere continuamente esposti a idee, approcci e punti di vista nuovi.
Una conversazione durante una pausa può trasformarsi in un consiglio.
Una persona conosciuta alla scrivania accanto può diventare un collaboratore.
Un confronto informale può aiutare a vedere un problema da una prospettiva completamente diversa.
Ed è proprio qui che uno spazio condiviso comincia a trasformarsi in community.
Essere insieme senza lavorare necessariamente insieme
Uno degli aspetti più interessanti del coworking è questo: non è necessario far parte della stessa azienda o dello stesso progetto per influenzarsi positivamente.
Ognuno lavora sul proprio obiettivo, con i propri tempi e le proprie responsabilità.
Ma lo fa all’interno di un ambiente in cui il movimento degli altri può alimentare anche il proprio.
È una forma di motivazione silenziosa: nessuno ti dice di lavorare di più, ma vedere altre persone costruire qualcosa può diventare quella piccola spinta che mancava.
Interactive Quarter nasce anche da questa idea
Interactive Quarter vuole essere uno spazio in cui il lavoro individuale possa convivere con l’energia collettiva.
Le 30 postazioni coworking, gli spazi condivisi, le sale riunioni e le aree dedicate alla formazione permettono di lavorare in autonomia, ma senza essere isolati.
Perché a volte il modo migliore per portare avanti il proprio progetto è semplicemente trovarsi in mezzo ad altre persone che stanno portando avanti il loro.
E forse è proprio questo uno dei veri valori del coworking: entrare per trovare una scrivania e scoprire che, insieme alla postazione, hai trovato anche un po’ di energia in più.
